Il silenzio, la musica, la speranza e la comprensione

Alcuni amici “cinefili” mi hanno procurato home video di vario genere delle loro collezioni e tra questi vi erano due films che hanno attirato la mia attenzione. Il primo è “Il Grande Silenzio”, scaturito dalla permanenza del regista Philip Groening per circa sei mesi in un monastero certosino sulle Alpi francesi a 1190 metri.

“Il Grande Silenzio” è un’intensa e assortiva meditazione sulla vita monastica, con l’ascolto di canti liturgici nel monastero, nessuna intervista, nessun commento; solo il cambiamento del tempo, delle stagioni, con il ripetersi degli elementi giorno dopo giorno e con la preghiera.

E’ un film dall’impatto comunicativo e di notevole intensità, retto interamente dal silenzio.

Il sonoro è costituito solamente da vento, pioggia, passi rituali, canti, rintocchi di campane. Imonaci sono i veri protagonisti, indistinguibili tra loro per via del comune saio bianco. E’ il silenzio a rivelarsi in loro come la forma più eloquente della presenza divina; il silenzio rivela la chiamata alla vocazione, nei cui confronti non è possibile barare. La vera realtà appartiene al silenzio, il resto è rumore, vanità, illusione.

Il secondo è ”Lezione Ventuno”, per la regia di Alessandro Baricco. Di lui conosco la fama di scrittore e di critico musicale, ma non avevo ancora avuto l’occasione di vedere il prodotto del suo recente esordio nella regia cinematografica. Da come ho interpretato il film, Baricco ha scritto e messo in scena una favola. Il regista vuole smontare il mito della nona sinfonia di Beethoven, un “falso capolavoro” e ne racconta il fiasco alla rappresentazione in pubblico della prima, mentre è opinione comune che la sinfonia viene definita uno dei pilastri culturali del mondo occidentale.

Negli anni credo di aver ascoltato quasi tutte le musiche di Ludwig van Beethoven e nella mia modesta cultura musicale, rimane il ricordo di un musicista che si espresse in tutti i generi, dalla musica sinfonica alle opere per pianoforte; nella musica da camera però la sua influenza fu più considerevole.

Ma non è del film che mi interessa parlare, non ne le competenze e diversi critici si sono ampiamente espressi con critiche sia positive che negative (a seconda del loro patrimonio culturale, leggasi testate di giornale su cui recensiscono). Tutti i critici argomentano il film, con “riflessioni sulla vecchiaia, sull’amore e sulla bellezza”.

Nel film “Lezione 21” l’anomalia che ho colto è il silenzio creativo di Beethoven e mi ha colpito soprattutto un passaggio del film, in cui un’anziana signora in un paesaggio innevato e meravigliosamente silenzioso afferma: ….”senza silenzio non può mai succedere niente”…..Tra la ottava sinfonia e la nona sono passati 10 anni di sordità, 10 anni di silenzio, un’enormità di tempo nella vita di un uomo che vedeva i suoi giorni sfumare. 10 anni sono a mio avviso la dimostrazione pratica del potenziale creativo del silenzio.

La sua musica celebra il trionfo dell’eroismo, della fratellanza tra i popoli e della gioia. L’ultima sinfonia è universalmente ricordata per il suo quarto movimento, l’Inno alla gioia, per orchestra, solisti e coro, nonostante il destino gli avesse riservato l’isolamento e la miseria.

Mi sono ricordato allora che alla fine di settembre dello scorso anno è arrivato nelle sale italiane il film documentario “Il Silenzio prima della Musica”, premiato in un concorso speciale, nel 2008, al festival internazionale del Cinema di Roma. Mi sono procurato il film, per completare così una trilogia cinematografica, che mi ha indotto ad una riflessione sul messaggio che i registi hanno voluto comunicare.

Nell’agosto 2004, Jason Crigler, uno dei più gettonati chitarristi di New York, è vittima di un’emorragia cerebrale durante un concerto. Quella notte in ospedale i dottori sono lapidari: “Se supera la notte non resterà molto di lui”.

La famiglia di Jason è costretta a fare i conti con la nuova oscura realtà, ma a dispetto di una disperazione senza uscita, i Crigler prendono una decisione: Jason guarirà. Il film è la storia della sua rinascita, un racconto spietato di questo recupero, un diario delle emozioni e del dramma che ha coinvolto un artista ma soprattutto la sua famiglia.

Commuovente e struggente fino a far male, il documentario è una testimonianza importante a non perdere mai la speranza anche nelle situazioni più disperate, nella convinzione che anche i momenti più bui, se affrontati insieme, possono essere superati.

Da Solenne: “Il Silenzio è l’inizio del tempo che crea il tempo, è il vuoto creatore del cosmo, è il primo osare umano”.

La musica, per molti aspetti, è una sfida alle leggi fisiche: una di esse è il rapporto con il silenzio. Nelle sinfonie di Beethoven c’è un elemento aggiuntivo: portare questi suoni nel mondo, poiché i suoni della sinfonia non esistono nella partitura. Ed ecco perché il coraggio è parte integrante del fare musica di Beethoven, non soltanto perché era sordo, ma anche perché dovette affrontare sfide sovrumane, sfidando molte leggi della fisica. Se si vuole mantenere il suono e si vuole creare la tensione che nasce da un suono, il momento iniziale del rapporto è tra il primo suono e il silenzio che lo precede, e il momento successivo è quello tra la prima e la seconda nota e così via all’infinito.

Dice il Maestro Daniel Barenboim: “l’arte di fare musica per mezzo del suono è l’arte dell’illusione. Quello che, ad esempio, si crea con il piano è l’illusione di essere capaci di fare crescere il suono su una nota, cosa che il piano è completamente incapace di fare, fisicamente. È una sfida. Si crea questa illusione per mezzo del fraseggio, con l’uso del pedale, in molti altri modi. Si crea l’illusione della crescita di un tono, che non esiste, e si può creare anche l’illusione di rallentare la diminuzione del volume. Il primo elemento che colpisce in un’esecuzione è l’arte dell’illusione e l’arte di sfidare le leggi fisiche”.

Dice Italo Calvino: “Tutte le volte che la genesi del mondo è descritta con sufficiente precisione, un elemento acustico interviene nel momento decisivo dell’azione. Nell’istante in cui un Dio manifesta la volontà di dare vita a se stesso o a un altro Dio, di far apparire il cielo e la terra oppure l’uomo, egli emette un suono. “

Dice un Maestro Zen: “Il Silenzio è la condizione essenziale per la felicità”.

A volte il suono ha come sfondo il silenzio e viceversa, in una società inflazionata dal rumore, il silenzio costruisce con il suono stesso una cornice che lo evidenzia e gli da valore come le giuste pause che rendono chiaro un discorso. La società contemporanea rifuggendo il silenzio, lo considera negativamente, come l’espressione di una assenza (quella della parola per l’appunto) più che vettore di conoscenza e profonda comprensione di noi stessi e della realtà che ci circonda. Discutere o scrivere del silenzio risulta paradossale dal momento che per farlo non possiamo usare silenzi se non nelle pause tra ciascuna parola del nostro discorso.

Dice Nisargadatta Maharaj, maestro spirituale indiano: “Nessun particolar pensiero può essere lo stato naturale della mente, solo il silenzio. Nessuna idea di silenzio, ma il silenzio stesso. Quando la mente è in uno stato naturale, essa volge naturalmente al silenzio dopo ogni esperienza e ciascuna esperienza viene vissuta sullo sfondo del silenzio”.

II mondo che ci circonda offre le certezze della sopravvivenza pratica e materiale, il silenzio interiore evidenzia le certezze ingannevoli e apre le porte della conoscenza incerta, della verità come obiettivo individuale di scoperta e quindi dell’inconsistenza della verità assoluta; la verità assoluta è in realtà solo un punto di vista, di solito il nostro. Il silenzio non è pace, è inquietudine della scoperta, è turbamento.

Il silenzio dunque fa accedere al grande interrogativo, quello che consente di esprimere l’inesprimibile, di illuminare l’invisibile, di narrare l’indicibile.

Cosa mi è rimasto dalla visione dei tre films?

Mi è rimasta una impressione, cioè che la vera comprensione del nostro modo di vivere, delle nostre scelte è una esperienza che va vissuta personalmente, provando a sintonizzare tutti i nostri sensi all’ascolto della “lingua muta”, la cui eco risuona nello spazio indefinito e che va per tutti i punti cardinali, dall’infinitamente alto, all’infinitamente basso.

E’ l’ascolto attivo sia dei grandi avvenimenti che di quelli delle vita quotidiana; è la lenta costruzione di un ponte verso l’esterno del nostro interiore egoismo, le cui fondamenta (quelle del ponte) sono la nostra capacità di ascolto. Costruendo queste fondamenta potremmo vivere una esperienza implosiva, cioè una esperienza che, dall’esterno, procede verso i livelli più profondi della nostra anima.

2 risposte a Il silenzio, la musica, la speranza e la comprensione

  1. PeevaZeN-online

    molto intiresno, grazie

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s