LEGGE 40 SULLA PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA (PMA).
Ombre e luci dopo il recente pronunciamento della Corte Costituzionale.

La Legge 40/2004 è stata il frutto di una mediazione politica che ha visto determinarsi nei due rami del Parlamento una maggioranza trasversale tra parlamentari di partiti di maggioranza (secondo governo Berlusconi) e di opposizione; il parlamento cioè, si è diviso in due schieramenti trasversali ai due poli, riassumibili in due precise categorie: laici e cristiani. Non è la prima volta e non sarà nemmeno l’ultima, ma occorre sottolineare in prima battuta come, proprio in queste occasioni, si venga a riscontrare l’infondatezza e la strumentalità di talune definizioni, come quelle riservate ad alcuni partiti del centrodestra, di partiti cattolici in contrapposizione a quelli del centrosinistra. La legge 40/2004 ha posto anzitutto fine ad una grave carenza normativa e con la sua entrata in vigore, in Italia si è posto fine alla deregulation normativa. Si dice che questa legge è liberticida perché impedisce alla donna, ai coniugi, di poter scegliere liberamente; certo come ogni legge detta delle regole, pone dei vincoli, limita alcuni diritti, pone dei doveri. Con l’entrata in vigore definitiva e con l’approvazione del regolamento, della legge 40/2004 sulla procreazione assistita, i politologi italiani di sinistra hanno discettato sull’ennesimo attacco alla concezione laica e liberale dello Stato, definendola una legge integralista e punitiva nei riguardi dei cittadini italiani. Di fronte alla sentenza nel maggio 2004, quando un giudice di Catania impedì la diagnosi preimpianto degli embrioni di due coniugi portatori sani di talassemia obbligando il loro impianto in utero, malati o non malati, il Ministero della Salute aveva fatto capire che il regolamento avrebbe migliorato la Legge. Almeno per quanto riguardava la possibilità da parte della donna di revoca del consenso all’impianto, quando vi fossero problemi di salute per lei e il nascituro. Invece il regolamento non ha migliorato la Legge 40, ma sono stati ribaditi tutti i concetti approvati dal Parlamento. Il regolamento conferma l’equiparazione della diagnosi preimpianto a una pratica eugenica; per i “laicisti”, un’insensatezza storico-concettuale frutto di malafede e ignoranza. Infatti, si afferma che la diagnosi preimpianto non è affidabile ma solo sperimentale, e si consente solo l’osservazione al microscopio dell’embrione – che naturalmente non rende possibile rilevare alcuna anomalia genetica – in modo da privare i genitori di qualsiasi informazione per potere decidere in modo informato. Nel merito, la legge 40/2004 consente il ricorso alla Procreazione Medica Assistita solamente . All’art. 13, sperimentazione sugli embrioni umani, è previsto che la creazione di embrioni sia finalizzata . In buana sostanza, si possono produrre un massimo di tre embrioni, con l’obbligo di impiantarli insieme: questa soluzione ha contribuito in Italia all’incremento di parti trigemellari. Recentemente i giudici della Corte Costituzionale (marzo 2009) hanno dichiarato l’illegittimità costituzionale del comma 2 dell’articolo 14, limitatamente alle parole “ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre” e l´illegittimità del comma 3 “nella parte in cui non prevede che il trasferimento degli embrioni debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna. La Consulta dichiara inammissibili, “per difetto di rilevanza nei giudizi principali”, le questioni di legittimità costituzionale dei commi 1 e 4 dell’articolo 14. La Legge 40/2004 dispone all’art. 14: Limiti all’applicazione delle tecniche sugli embrioni. 1. È vietata la crioconservazione e la soppressione di embrioni, fermo restando quanto previsto dalla legge 22 maggio 1978, n. 194. 2. Le tecniche di produzione degli embrioni, tenuto conto dell’evoluzione tecnico-scientifica e di quanto previsto dall’articolo 7, comma 3, non devono creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre. 3. Qualora il trasferimento nell’utero degli embrioni non risulti possibile per grave e documentata causa di forza maggiore relativa allo stato di salute della donna non prevedibile al momento della fecondazione è consentita la crioconservazione degli embrioni stessi fino alla data del trasferimento, da realizzare non appena possibile. 4. Ai fini della presente legge sulla procreazione medicalmente assistita è vietata la riduzione embrionaria di gravidanze plurime, salvo nei casi previsti dalla legge 22 maggio 1978, n. 194. 5. I soggetti di cui all’articolo 5 sono informati sul numero e, su loro richiesta, sullo stato di salute degli embrioni prodotti e da trasferire nell’utero. Omississ… Ancora dichiara inammissibile il comma 3 dell’articolo 6, sul consenso irrevocabile della madre all’impianto dal momento della fecondazione dell’ovulo. 3. La volontà di entrambi i soggetti di accedere alle La Legge 40/2004 dispone all’art. 6 – Consenso informato. Omississ… La volonta’ di entrambi i soggetti di accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è espressa per iscritto congiuntamente al medico responsabile della struttura, secondo modalità definite con decreto dei Ministri della giustizia e della salute, adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. Tra la manifestazione della volontà e l’applicazione della tecnica deve intercorrere un termine non inferiore a sette giorni. La volontà può essere revocata da ciascuno dei soggetti indicati dal presente comma fino al momento della fecondazione dell’ovulo. A seguito della sentenza, sul piano teorico, i medici della riproduzione non sono più sottoposti all’obbligo di far produrre massimo tre embrioni e di impiantarli contemporaneamente. Questo potrebbe significare che a ciascun specialista spetta la scelta discrezionale di decidere volta per volta, secondo l’età e le condizioni di salute della donna che si sottopone alla fecondazione assistita, quanti embrioni impiantare: se il caso lo richiede, anche uno solo. Sono più di 10 mila le coppie italiane che, ogni anno, si rivolgono ai Centri Esteri specializzati in procreazione assistita. Le mete più gettonate sono la Spagna, la Svizzera, il Belgio, la Slovenia, la Repubblica Ceca e la Danimarca. La motivazione maggiore è che le coppie italiane si recano all’estero, per lo più con l’obiettivo di superare gli ostacoli posti dalla Legge 40/2004 e precisamente per ottenere trattamenti che non può ricevere in Italia quali: la donazione di seme, di ovociti e, in minore misura, per la diagnosi genetica pre-impianto. La recente sentenza della Consulta, dichiarando incostituzionali alcuni punti della legge non sarà in grado di evitare completamente la migrazione delle coppie italiane, in quanto nella Legge permangono i divieti (donazione di seme e di ovociti), ma apre comunque a grandi speranze. Laddove il trasferimento degli embrioni, non per forza tre, comporti un rischio per la salute della donna, è consentita la crioconservazione, in attesa magari di terapie geniche che possano curare l’embrione o il bambino stesso una volta nato. Dopo l’entrata in vigore della legge 40/2004, non è consentito il congelamento degli embrioni, ma solo quello degli ovociti, dell’ovaio e dello sperma. La crioconservazione dei gameti maschili, femminili ha importanti applicazioni, quali la preservazione della fertilità maschile e femminile, prima della radio o chemioterapia che possono portare a perdita della capacità riproduttiva. Infatti, una delle conseguenze non volute delle varie forme di chemioterapia è l’insufficienza testicolare od ovarica. In passato questa perdita era raramente considerata dai pazienti oncologici e dai loro medici poiché l’attenzione era focalizzata sulla sopravvivenza e non sulla procreazione. In seguito, grazie ai progressi nei tassi di sopravvivenza dopo terapia per cancro e agli sviluppi delle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA), quali la fecondazione in vitro e le tecniche di crioconservazione dei gameti e degli embrioni, è aumentato l’interesse dei giovani pazienti con cancro nel preservare la loro fertilità. Crioconservazione “dell’altro mondo”, con e senza l’intervento di un giudice (USA) Caso 1. Una signora del Texas ha raccolto e congelato un campione di sperma del figlio morto, per utilizzarlo in futuro per avere un nipotino. L’hanno reso noto alcuni giornali dello Stato del Texas, precisando che la signora ha preso la decisione dopo la morte del figlio di 21 anni. Il ragazzo, dopo una caduta a terra con grave trauma cranico è rimasto in coma alcuni mesi fino alla morte. Alla comunicazione dei medici che non si sarebbe più ripreso, la signora cominciò a pensare di prelevare un campione di sperma del figlio, per conservarlo per il futuro. Dopo aver ricevuto il consenso da parte degli altri famigliari, ha chiesto l’autorizzazione a un giudice. Questo l’ha concessa, e ha ordinato di prelevare un campione di sperma dal cadavere del ragazzo e di custodirlo in una banca del seme. Sul caso non mancano le polemiche. Esperti di bioetica americani hanno commentato che è . Si sono chiesti: “quali potranno essere le conseguenze dal punto di vista psicologico, sapendo che è stato fatto nascere per rimpiazzare il figlio di sua nonna”? Caso 2. E’ un vero miracolo, ha detto il signor Chris Biblis, mostrando la figlioletta Stella in braccio, incoraggiando altri uomini e donne, oggi affetti da gravi patologie, a seguire la sua avventura della vita, perché c’è vita anche dopo il cancro e dopo la leucemia. Le lacrime di gioia del signor Biblis hanno riempito le pagine dei giornali americani e commosso il pubblico di fronte alla storia incredibile e insieme toccante di quest’uomo sterile a causa della massacrante chemio e radioterapia per curare una leucemia adolescenziale. Nel febbraio 2009 è diventato papa di una bambina dopo 22 anni, avendo consegnato il suo sperma ad una banca della fertilità perché fosse criocongelato. Stella Biblis, una bella bimba tenero e rosea dai capelli scuri, è stata concepita in provetta.
1 risposta finora ↓
Silvana // 03/05/2009 a 12:57 |
Non avevo mai sentito definirti “magnetico” però come complimento non mi pare niente male