Raffaele Parente Blog

La via Crucis delle liste d’attesa ospedaliere

20/01/2010 · 1 commento

SANITA’ 2010: LE LISTE D’ATTESA, DEGLI ITALIANI”

LA “VIA CRUCIS”

Il fenomeno delle liste d’attesa rappresenta uno dei punti più critici dei Servizi Sanitari Regionali dopo la riforma del titolo V della Costituzione ( 229/1999 in materia di sanità e la 328/2000 in materia di assistenza), in quanto compromette l’accessibilità e la fruibilità delle prestazioni da erogare.

L’erogazione delle prestazioni entro tempi appropriati rispetto alla patologia ed alle necessità di cura, rappresenta una componente strutturale dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), così come previsto dal DPCM 29 Novembre 2001 e successive modificazioni.

L’obiettivo dei LEA era di focalizzare per ogni prestazione i seguenti punti:

  • il tempo di attesa nel canale istituzionale;
  • il tempo di attesa con l’attività privata all’interno delle mura ospedaliere;
  • il numero di cittadini in lista di attesa in entrambi i canali (istituzionale e libero-professionale;
  • l’eventuale presenza di liste chiuse.

Per ricevere alcune visite specialistiche, esami clinici e test in ambulatori erogati dal Servizio Sanitario Nazionale, è spesso necessario attendere alcuni giorni (o mesi) da quando il medico curante emette la richiesta a quando il paziente può fare la visita (il tempo che intercorre tra questi due momenti rientra nella definizione di tempi minimi e massimi di attesa).

Ciascuna Regione gestisce e aggiorna le proprie liste di attesa nel rispetto dei LEA, ovvero nella quantità delle prestazioni che il Servizio Sanitario Nazionale è tenuto ad erogare ai cittadini (il Ministero della Salute ha effettuato due indagini, la prima nel 2005 e la seconda nel Marzo 2007).

Il monitoraggio dei dati generali sui tempi e liste di attesa, i tempi massimi definiti in ambito regionale/aziendale, i tempi reali dichiarati sulla base di rilevazioni strutturate ed i tempi prospettici di attesa all’atto della prenotazione on line (real-time), nonchè l’aggiornamento degli stessi, hanno dimostrato che il 25% dei siti Web esplorati (Regioni e P.A., ASL, Aziende Ospedaliere, IRCCS e Policlinici) forniscono dati su tempi e liste d’attesa, con una sostanziale stabilità, rispetto alla precedente indagine.

Rispetto ai dati contenuti nel primo Rapporto, nel secondo vengono evidenziati i seguenti punti:

1)    maggiore facilità di accesso alle informazioni;

2)    aggiornamento delle informazioni anche se non sempre sistematico;

3)    scarsa omogeneità delle modalità con le quali vengono resi disponibili i tempi di attesa.

La regione più “virtuosa” risulta il Friuli Venezia Giulia, dove complessivamente le strutture che nel proprio sito riportano dati sono quasi l’80% (7 su 9). Delle 6 AUSL, tutte dotate di sito Web accessibile, 5 riportano dati su tempi e liste di attesa; in 2 siti web di AUSL sono presentati dati sia su tempi reali d’attesa che su tempi massimi. Delle 3 Aziende Ospedaliere, anch’esse fornite di sito Web, 2 riportano dati su tempi reali di attesa.

In coda, sempre nel nord Italia, l’Emilia-Romagna: le strutture che offrono dati sono il 13% (2 su 16). Di 11 AUSL solo 2 riportano i tempi reali di attesa, ed in un caso anche i tempi massimi. Le Aziende Ospedaliere non danno alcuna informazione in merito.

Nel Centro la ”maglia nera” va al Lazio, dove nessuna struttura sanitaria pubblica delle 17 presenti e dotate di sito web riporta dati sui tempi di attesa. Nessuna informazione disponibile, nel Sud, anche in Molise, Calabria, Sicilia e Sardegna. I risultati complessivi dell’indagine sono dunque poco incoraggianti.

Nel 2009 i cittadini che si sono rivolti alle strutture sanitarie pubbliche, hanno accettato liste di attesa più lunghe, per ottenere prestazioni (analisi, visite mediche, cure) che in altri tempi avrebbero acquistato direttamente da strutture private, pagando di tasca propria, per gli effetti della crisi economica.

Rendere più efficiente la sanità pubblica, tagliando sprechi e sovrapposizioni, diventa quindi una priorità ineludibile per il 2010, perché ormai per molte Regioni è troppo alto il rischio di non riuscire più a finanziare la spesa per la Sanità. Un recente rapporto del Tribunale dei Diritti del Malato (a livello nazionale) denuncia che occorrono mediamente 540 giorni per un intervento al menisco e 390 giorni per una visita cardiologia. Attese lunghissime, ma ben poco rispetto ai 1.080 giorni necessari per una protesi al ginocchio, all’anca o al seno, e ai 720 giorni di coda per un ecocolordoppler. Questi i tempi massimi segnalati per alcune prestazioni diagnostiche o specialistiche sulla base di oltre 25mila segnalazioni arrivate nel 2008 al Tribunale.

LA «CLASSIFICA» DEI TEMPI D’ATTESA (Italia) – Ancora tempi massimi segnalati per altre prestazioni diagnostiche: mammografia 420 giorni; ecografia al seno 360 giorni; PAP Test, ECG transattale prostata 180 giorni; colonscopia, RMN urgente, Moc femore ed anca 150 giorni; ecografia collo, eco tiroide/eco transvaginale 120 giorni. E quelli per alcune prestazioni specialistiche: visita senologica 270 giorni, visita neurochirurgica 180 giorni. Per alcuni interventi chirurgici: intervento al menisco 540 giorni; intervento urologico 360 giorni; asportazione di lipoma 240 giorni; isterectomia 150 giorni.

SI ASPETTA DI PIÙ’ PER LA DIAGNOSI – L’area maggiormente interessata dal fenomeno delle liste d’attesa è la diagnostica, seguita dalla specialistica ambulatoriale e dagli interventi chirurgici. I cittadini segnalano attese incompatibili con le necessità diagnostiche e terapeutiche; poche informazioni sulle normative di riferimento; tempi superiori a quelli richiesti dagli specialisti per ripetere le visite di controllo; liste bloccate; difficoltà di accesso al CUP.

I cittadini segnalano, oltre ai tempi incompatibili rispetto alle esigenze di cura, la difficoltà nel ricevere informazioni rispetto alla posizione che si occupa nelle liste, spia di una «scarsa trasparenza nella gestione delle pratiche».

SUD PENALIZZATO – Circa il 75% delle Regioni individuano, tra le principali criticità, la difficoltà di accesso alle prestazioni a causa delle lunghe liste d’attesa. In particolare, i cittadini più penalizzati, stando alle segnalazioni, sarebbero gli abitanti delle regioni meridionali: Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata. Seguono le Marche, l’Umbria e l’Abruzzo per il Centro e, per il Nord, la Liguria, la Lombardia, il Piemonte, il Veneto ed il Friuli Venezia Giulia.

PRESTAZIONI E TEMPI EFFETTIVI DI EROGAZIONE (fonte FNP CISL – Dipartimento politiche Socio-Sanitarie – anno 2008/2009)

Esami/visite Regioni Giorni d’attesa
Mammografia Puglia 540 gg.
Elettrocardiogramma Puglia 38 gg.
Mineralometria ossea computerizzata Friuli 140 gg.
Ecografia addominale Friuli 143 gg.
Visita oculistica Friuli 183 gg.
Visita oncologica Emilia Romagna 36 gg.
Visita cardiologia Veneto 80 gg.
Visita neurologica Emilia Romagna 149 gg.
Visita urologica Liguria 79 gg.
Visita ortopedia Prov. Aut. Di Bolzano 110 gg.
Visita geriatrica Sicilia 180 gg.

(Friuli Venezia Giulia e Puglia hanno la peggiore performance; sull’Emilia Romagna pesa probabilmente l’eccesso di mobilità sanitaria delle regioni confinanti).

LA REGIONE FA’ LA DIFFERENZA

In pratica si sono venute a formare 4 diverse situazioni regionali:

v  le Regioni che riescono a programmare e controllare la situazione, anche dal punto di vista della spesa;

v  le Regioni che, come strategia per risolvere il problema delle liste d’attesa, optano per l’allargamento del mercato e della libera scelta;

v  le Regioni che realizzano interventi congiunturali, molto efficaci nei casi di eventuali emergenze, ma incapaci nel lungo periodo di risolvere il problema alla radice;

v  le Regioni che non attuano particolari strategie e che appaiono, al contrario, disinteressate a risolvere il problema.

DUE REGIONI A CONFRONTO: LOMBARDIA / EMILIA ROMAGNA (fonte FNP CISL – Dipartimento politiche Socio-Sanitarie – anno 2009)

Aziende Sanitarie Ospedaliere della Provincia di Milano

Esami/visite Giorni d’attesa
Mammografia 15 gg.
Elettrocardiogramma 7 gg.
Mineralometria ossea computerizzata 7 gg.
Ecografia addominale completa 40 gg.
Visita oculistica 7 gg.
Visita oncologica 7 gg.
Visita cardiologia 7 gg.
Visita neurologica 7 gg.
Visita urologica 7 gg.
Visita ortopedia 7 gg.
Visita geriatrica 30 gg.

Azienda Unità Sanitaria Locale e Azienda Ospedaliera S.Orsola-Malpighi Ospedaliere della Provincia di Milano

Esami/visite Giorni d’attesa
Mammografia 160 gg.
Elettrocardiogramma 8 gg.
Mineralometria ossea computerizzata 7 gg.
Ecografia addominale completa 91 gg.
Visita oculistica 2 gg.
Visita oncologica 40 gg.
Visita cardiologia 56 gg.
Visita neurologica 114 gg.
Visita urologica 15 gg.
Visita ortopedia 8 gg.
Visita geriatrica 96 gg.

Sulle Aziende sanitarie bolognesi valgono le stesse considerazioni sull’eccesso di mobilità sanitaria.

La firma del “Nuovo Patto per la Salute (triennio 2010/2012) ed il relativo finanziamento pari a 106,2 mld di Euro (soprattutto in un momento sicuramente non semplice nella gestione dei conti pubblici), si spera porterà le Regioni a tenere sotto controllo i fondi loro assegnati, applicando le risorse finanziarie con corrette regole di governance, partendo da due fondamentali colonne legislative: il dettato costituzionale da una parte (art. 32 sulla salute, come diritto fondamentale) e la legge 42/2009 sul federalismo fiscale dall’altra, che rivedrà tutti i criteri di spesa. L’auspicio per tutti i cittadini italiani è che si raggiunga un equilibrio tale da scongiurare ulteriori gravi deficit, così che il nostro Paese possa continuare ad avere un Sistema Sanitario che tutti gli altri Paesi ci invidiano.

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Scudo fiscale: considerazioni sul capitalismo, la proprietà ed il ruolo degli stati

08/10/2009 · 2 commenti

Nel porgermi alcune domande: lo scudo fiscale è utile? e soprattutto, è etico?, mi sono chiesto quello che, sostanzialmente, si stanno chiedendo tutti gli italiani. Il provvedimento non fa eccezione rispetto ad altri provvedimenti analoghi. Certamente riportare in Italia centinaia di miliardi di euro (stima super ottimistica) e fare in modo che gli stessi entrino in circolo in un’economia asfittica è buona cosa. Ma se l’operazione ha il fine ultimo di attuare un condono strisciante per sanare l’insanabile, allora è tutto un altro discorso. Probabilmente la verità sta nel mezzo e l’abilità dei furbetti è quella di accodarsi alle buone cause finendo per vanificarle. E’ evidente che, chi come il sottoscritto, vive di pensione, paga fino all’ultimo centesimo di tasse e l’unica cosa che riesce a portare all’estero è il proprio passaporto, ha difficoltà a capire.

Autorevoli giuristi del “centrosinistra” hanno dichiarato per giorni interi che se il decreto fosse passato si favoriva il riciclaggio, il falso in bilancio e la frode fiscale con un’amnistia in violazione della “Costituzione”. Dalle cronache giornalistiche si è letto di una “opposizione” all’attacco sul decreto, ma poi, passando alle cronache parlamentari si evince che è passata la fiducia sullo scudo, ma con roventi polemiche proprio dentro la medesima opposizione, a causa delle assenze dei big dei partiti. Più di 60 deputati erano irreperibili al momento del voto sulle pregiudiziali di costituzionalità; al momento del voto di fiducia sarebbero bastati 27 deputati dell’opposizione per mandar sotto il governo. Il conflitto d’interessi è dunque trasversale e per i cittadini onesti non vi sono speranze contro i cosiddetti “poteri forti”.

La crisi bancaria e di conseguenza economica che ci ha investiti (ed è ancora ben lungi dalla fine) solleva molte domande. E stata causata dall’irresponsabilità e dall’avidità di svariate banche, specialmente banche d’investimento? Oppure dalla mancanza di rigide regole per i mercati finanziari internazionali, dal mancato funzionamento della sorveglianza su banche e finanza, dalla separazione e indipendenza di un’economia finanziaria virtuale, dall’economia reale della produzio­ne e dei beni? Probabilmente vi hanno contribuito parecchi fattori del genere, collegati a un’ingenua fiducia in un mercato libero e senza regole.

Ma la ricerca delle cause unicamente in questa direzione non ci porta lontano. Infatti quello che si è venuto costituendo in questo campo per decenni con successo e con ampi profitti materiali, ma anche con una crescente distanza fra poveri e ricchi, quello che con la globalizzazione mondiale ha raggiunto una nuova qualità prima di provocare un crollo, non può essere definito e spiegato solo facendo riferimento a comportamenti sbagliati di singole persone o anche di gruppi. Questo sistema d’interazione si è trasformato in un sistema d’azione, attribuendogli la definizione di “capitalismo moderno”

Quale è la chiave per l’analisi del “capitalismo moderno” come sistema d’azione?

Gli studiosi della materia si basano su poche premesse: libertà generale dell’individuo e anche di associazioni di individui in materia di acquisti e contratti; piena libertà in materia di trasferimenti di merci, affari e capitali al di fuori dei confini nazionali; garanzia e libera disposizione della proprietà personale (compreso il diritto di successione), intendendo con proprietà il possesso di beni e danaro, ma anche di sapere, tecnologia e capacità.

La spinta decisiva è data da un individualismo egoistico che spinge le persone coinvolte ad acquistare, innovare e guadagnare; l’unico principio regolativo deve essere il libero mercato.

Il diritto e lo Stato hanno il compito di assicurare la possibilità di sviluppo e il funzionamento di questo sistema d’azione; sono una variabile funzionale e non una forza preesistente di ordinamento e limitazione.

I lavoratori vengono presi in considerazione solo in base alla funzione che svolgono e ai costi che comportano, per cui si riducono al minor numero possibile. La loro sostituzione, dove possibile, con macchine o tecnologie automatizzate per ridurre i costi appare non solo razionale ma economicamente necessaria.

La compensazione per i problemi sociali e i licenziamenti che ne derivano non rientra in questa logica funzionale, ma viene demandata allo Stato e alla sua funzione di garanzia, che proprio per questo può imporre tasse e chiedere contributi, che comunque comportano ancora dei costi per le imprese.

La solidarietà verso le persone che lavorano viene presa in considerazione solo come riparazione per bloccare, e in parte compensare, le conseguenze dannose e disumane del sistema, che si sviluppa in base alla propria logica interna.

Il tratto economicistico in tutti gli aspetti della vita di oggi lo constatiamo soprattutto nel Sistema Sanitario.

Sono ancora minoritarie quelle correnti politiche a livello mondiale che si battono per un modello contrario al “capitalismo moderno”. Un modello che parte da altri principi fondamentali e che contrasti il carattere disumano del capitalismo. La solidarietà non deve più apparire come una riparazione, per bloccare e compensare le conseguenze dannose di uno sbrigliato individualismo in materia di proprietà, ma come un principio strutturante della convivenza umana anche in ambito economico.

Con la nascita del G 20, con l’ingresso sulla scena mondiale dei paesi emergenti in forte crescita economica, si dovrebbe accelerare il cambiamento, concordando una nuova tabella di priorità: una riattribuzione dei prodotti del suolo e delle materie prime naturali; relazione con i beni di consumo e l’ambiente, natura, acqua e aria; ruolo direttivo di ciò che è lavoro rispetto al capitale; limiti all’accumulazione di proprietà e di capitali; riconoscimento delle persone come soggetti e partner nel campo dell’uso, del commercio e del possesso, invece che oggetti di possibile sfruttamento.

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La “Nuova Influenza A(H1N1)”, detta impropriamente “suina”, ma che con i suini oramai non ho più niente a che spartire.

16/09/2009 · 4 commenti

Si è fatto, si fa e si farà sempre “molto rumore” sulla “Nuova Influenza A”. Per alcuni epidemiologici non vi sono reali motivi di grave preoccupazione, per altri la situazione è più complessa e per questo più preoccupante. La malattia però, sentite tutte le fonti sanitarie mondiali, rimane leggera. Il Ministero della Salute italiano discute con le Regioni come gestire in modo uniforme la pandemia e a trattare le polmoniti che possono insorgere in alcuni pazienti con “Influenza A(H1N1)”. In particolare, si puntualizzano le strategie per potenziare la continuità assistenziale, con la presenza dei Medici di Base h24. Le Regioni sono sollecitate ad istituire Numeri Verdi a disposizione dei cittadini, che si affiancheranno al 1500, il numero anti-emergenze del Ministero. E’ stata confermata anche la “strategia vaccinale” che prevede la vaccinazione di un milione e mezzo d’operatori dei servizi essenziali, poi circa 7 milioni di persone a rischio come i malati cronici.

Come nasce la “l’Influenza A(H1N1)?

Quando virus influenzali di differenti specie animali infettano i suini, i virus possono andare incontro a fenomeni di “riassortimento” e i “nuovi virus”, che sono un mix di virus umani/aviari/suini, possono emergere. Nel corso degli anni, sono emerse diverse varianti di virus influenzali suini e al momento nei suini sono stati identificati 4 sottotipi principali di virus influenzali di tipo A(H1N1).

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da TERRA – testata dell’Assessorato Agricoltura e foreste – Regione Siciliana

Si chiama “Nuova Influenza A” poiché il nostro organismo è privo d’ogni memoria storica legata a precedenti epidemie (le influenze che si succedono tutti gli anni hanno sempre qualcosa in comune). I primi casi della Nuova Influenza A umana da virus (H1N1) sono stati legati a contatti ravvicinati tra suini e uomo.

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(da Wikipedia)

L’Influenza A non è trasmessa attraverso il cibo e occorre rilevare che anche se i primi casi sono legati a suini, non vi è alcun rischio d’infezione attraverso il consumo di carne suina cotta o prodotti a base di carne suina. Il calore uccide il virus dell’Influenza A, così come gli altri batteri e virus, al pari della stagionatura. Trattandosi di un nuovo virus influenzale, la vaccinazione con i tradizionali vaccini antinfluenzali (vaccini stagionali) non è efficace; ma la vaccinazione contro l’influenza classica è in ogni modo una misura raccomandata in caso di viaggi.

Che cos’è una pandemia?

Una pandemia (dal greco antico pan-demos, “tutto il popolo”) è un’epidemia determinata dalla rapida diffusione di un’infezione in più aree del mondo, con un elevato numero di casi gravi appartenenti a tutti i gruppi d’età e una mortalità elevata.

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da hemingwayforcuba.net

La pandemia differisce dalle influenze stagionali: mentre queste ultime sono generate da sottotipi di virus influenzali già esistenti, le pandemie sono causate da sottotipi virali nuovi o che non circolano nella popolazione da molto tempo. La comparsa di un nuovo ceppo virale non è di per sé sufficiente a causare una pandemia: occorre anche che il nuovo virus sia capace di trasmettersi da uomo ad uomo in modo efficace.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), in questa pandemia, non ha raccomandato la chiusura delle frontiere e la restrizione di viaggi internazionali (con prescrizioni obbligatorie di presidi individuali), perché la manifestazione clinica della malattia è al momento di modesta gravità, giacché la maggior parte delle persone che ha contratto la nuova influenza è guarita anche senza la necessità di terapia farmacologica e ricovero ospedaliero.

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da www.tio.ch

La nuova influenza, anche se particolarmente contagiosa, sembra causare, soprattutto in persone generalmente sane, una malattia leggera con sintomatologia simile a quella dell’influenza stagionale.

Come si trasmette la Nuova Influenza A(H1N1)?

La Nuova Influenza A(H1N1) è un’infezione virale acuta dell’apparato respiratorio con sintomi simili a quelli classici dell’influenza stagionale e comprendono: febbre ad esordio rapido, tosse, mal di gola, malessere generale. sonnolenza, perdita d’appetito. Alcune persone hanno manifestato anche raffreddore, mal di gola, nausea, vomito e diarrea. Come per l’influenza stagionale sono possibili complicazioni gravi, quali la polmonite. Nell’uomo l’Influenza da Virus Influenzale A(H1N1) può presentarsi in forma lieve o grave e può causare un peggioramento di patologie croniche pre-esistenti.

La trasmissione da uomo ad uomo del virus dell’influenza si può verificare per via aerea attraverso le gocce di saliva di chi tossisce o starnutisce, ma anche per via indiretta attraverso il contatto con mani contaminate dalle secrezioni respiratorie.

E’ impossibile capire da soli se si è stati contagiati dal virus H1N1. L’unico modo, dicono gli esperti, è quello di rivolgersi ai Medici di Base che possono far analizzare un campione delle secrezioni respiratorie. L’identificazione del virus richiede l’invio del campione ad un laboratorio di riferimento. Purtroppo i sintomi della malattia sono molto simili a quelli della normale influenza e la malattia evolve più rapidamente se si trovano patologie croniche preesistenti.

Le persone con influenza umana da nuovo virus A(H1N1) sono da considerare potenzialmente contagiose per tutto il periodo in cui manifestano sintomi, generalmente per 7 giorni dall’inizio della sintomatologia, più il giorno che precede l’insorgenza dei sintomi. I bambini, specialmente quelli più piccoli, possono potenzialmente diffondere il virus per periodi più lunghi.

Per la diagnosi di tale influenza è necessario raccogliere un campione di secrezioni respiratorie (tampone nasale o faringeo) entro i primi 4 – 5 giorni dall’inizio dei sintomi (quando è maggiormente probabile che la persona elimini i virus). In ogni caso, alcune persone e in particolar modo i bambini possono eliminare il virus influenzale per 10 giorni e più.

Come evitare il contagio e proteggersi dal rischio di prendere l’Influenza A(H1N1)

L’igiene prima di tutto: lavarsi bene le mani e gettare subito via i fazzoletti di carta utilizzati; stare ad un metro di distanza da chi è potenzialmente ammalato; evitare i luoghi affollati. Informarsi frequentemente attraverso i canali d’informazione ufficiale: sito del Ministero della Salute; sito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità; conoscere i metodi di trasmissione della malattia (trasmissione diretta da uomo ad uomo per via aerea attraverso le gocce di saliva di chi tossisce o starnutisce); evitare il contatto stretto con persone che presentano i sintomi della malattia.

Come curarsi per debellare il virus (come usare gli antivirali).

Antipiretici e antinfiammatori sono le prime armi contro l’A(H1N1). Il consiglio che è dato è quello di non fare gli eroi: bisogna rimanere a casa per evitare anche il propagarsi dell’infezione. Evitare anche di andare al Pronto Soccorso o negli ambulatori medici (sempre per evitare la pandemia): basta telefonare al proprio Dottore per ricevere l’assistenza necessaria. Le terapie a base di antivirali (Tamiflu o Relenza) vanno somministrate sempre dietro consulto medico e solo in quei soggetti con malattie gravi o preesistenti. Anche gli antivirali, suggerisce l’OMS, devono essere dati solo a pazienti profondamente debilitati dalla malattia per evitare che i benefici siano superati dagli effetti collaterali (nausea e problemi di stomaco).

Il vaccino.

Nel mese di Settembre, in tutto il mondo, si firmeranno le ordinanze sulla strategia vaccinale contro l’influenza A e la vaccinazione sarà volontaria. In Europa, alla metà d’Ottobre, vi sarà una riunione di tutti i Ministri della Sanità della U.E. per concordare le ultime strategie. In Italia, il costo dei vaccini, coperti interamente dal Governo, ammonteranno a circa 800 milioni di Euro. Il motivo per cui è necessario un piano vaccinale non è la “gravità della malattia”, ma la “contagiosità del virus” che non ha uguali e la necessità di scongiurare che si blocchi il sistema paese. In particolare l’obiettivo dell’Italia è quello di vaccinare il 40% della popolazione, in linea con il piano di Spagna e Germania (la scelta italiana è per difetto, presa su basi scientifiche e sul quale il Governo si assume tutta la responsabilità).

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da Agoravox Italia

Nello scenario peggiore, potrebbero mettersi a letto circa 10 milioni di italiani, un terzo con l’influenza stagionale (che quest’anno sarà ancora Australiana) e due terzi con la “nuova influenza A”. Gli esperti sottolineano che parallelamente si dovranno prevedere fino ad oltre 10 mln di casi aggiuntivi, causati dalle infezioni simil-influenzali, i cosiddetti virus “cugini” o parainfluenzali. Gli scenari all’orizzontale sono diversi e poco prevedibili e lo scenario migliore per gli italiani colpiti da virus influenzali potrebbero essere ridotti a circa 4 milioni, un terzo contagiati dall’Australiana e due terzi dal “Nuovo virus H1N1. La parola d’ordine, quindi, è “potenziare la sorveglianza grazie alla rete dei medici “sentinella”, che potrà essere implementata ed evitare accessi impropri nei Pronto Soccorso. Il punto di riferimento dovrà essere sempre il medico di famiglia, con il suggerimento ai cittadini che il modo migliore per gestire i primi sintomi rimane l’automedicazione responsabile.

P.S.: quando leggerete questo post il Vice Ministro alla Salute avrà firmato l’ordinanza con: “Misure urgenti in materia di profilassi vaccinale dell’Influenza pandemica A(H1N1)” ed emanato le cinque regole generali di prevenzione: 1) lavarsi le mani (evitare di toccare la bocca e naso con le mani poichè il virus si diffonde attraverso quelle vie; 2) coprirsi la bocca (starnutire o tossire coprendosi la bocca con l’incavo del gomito e utilizzare fazzoletti monouso per soffiarsi il naso o pulire la bocca gettandoli subito nella spazzatura); 3) evitare lo scambio di oggetti; 4) cambiare frequentemente l’aria negli spazi ove si opera o vive; 5) evitare il contatto stretto con persone che manifestano i sintomi della malattia usando la mascherina chirurgica e guanti a perdere per proteggere sia le vie aeree che le mani. Dopo le operazione buttate via nel pattume i presidi individuali. Il provvedimento prevedrà la copertura vaccinale del 40 % della popolazione, individuando le categorie cui è diretta la vaccinazione con vaccino pandemico A(H1N1) a partire dal momento della sua effettiva disponibilità.

La consegna alle Regioni e alle Province Autonome è prevista nel periodo 15 ottobre – 15 novembre 2009. Nell’ordinanza si precisa che l’offerta vaccinale sarà rivolta a persone “a persone ritenute essenziali” per il mantenimento della continuità assistenziale e lavorativa: personale sanitario e socio-sanitario, personale delle forze di pubblica sicurezza e della protezione civile, etc… A questi si aggiungono donne al secondo o al tezo trimestre di gravidanza, persona a rischio, d’eta compresa tra 6 mesi e 65 anni, persone d’età compresa tra 6 mesi e 17 anni non incluse nei precedenti punti, sulla base degli aggiornamenti della scheda tecnica autorizzata dall’EMEA o delle indicazioni che saranno fornite dal Consiglio Superiore di Sanità. In base alla disponibilità vaccinale potranno essere inserite nel programma anche altre categorie di soggetti. La campagna di prevenzione dell’influenza stagionale avrà inizio dal 1° ottobre 2009.

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Cosa abbiamo nel piatto: additivi, cancerogeni, pesticidi, ormoni, tossine

26/06/2009 · 4 commenti

LE SOSTANZE TOSSICO-NOCIVE E CANCEROGENE PRESENTI NEGLI ALIMENTI

In tutte le stagioni, nel carrello del supermercato, finiscono cibi e bevande che possono confondere i consumatori, se le etichettature non sono trasparenti, così da impedire di scegliere in modo consapevole. Il pericolo maggiore per la salute è che questi alimenti possono essere prodotti aggiungendo additivi: coloranti, aromi, addensanti ed esaltatori del sapore, necessari a mascherare la scarsa qualità delle materie prime di partenza. È importante individuare la presenza di queste sostanze che, in taluni casi, causano problemi: aumento di allergie e intolleranze, limitazione dell’assorbimento di sostanze utili, fragilità ossea, fino al rischio di cancerogenesi.

Oggi, malgrado la BSE, gli OGM, l’inquinamento e l’irradiazione, gli alimenti, almeno nei paesi ricchi, non sono mai stati così sicuri come ora.

Da uno studio multicentrico in corso da numerosi anni è emerso però che vi sono almeno 73 sostanze pericolose, come residui di pesticidi, ritardanti di fiamma al bromo (usati per tessuti e rivestimenti ambientali) e altre molecole contenute nella plastica e imputate ad agire sul sistema endocrino.

La chimica ha migliorato la vita, però molte sostanze hanno effetti collaterali pericolosi per la nostra salute e quella dell’ambiente. Nessuno sa ancora dire che effetti abbiano sull’organismo il bisfenolo-A che si trova nel rivestimento interno delle lattine, il pvc degli imballaggi alimentari e tutti quei composti dai nomi impossibili che, liberati dal calore del microonde, passano dai contenitori al nostro stomaco. La situazione dovrebbe migliorare con il “Regolamento sulle Sostanze Chimiche”, che vieta molte molecole sospette e che dovrebbe indurre i consumatori ad usare i prodotti naturali.

Prima di trattare i principali composti chimici presenti negli alimenti è opportuno definire cosa si intende per “sostanza cancerogena”.

fig.18

Un cancerogeno è “un agente che, somministrato ad un animale non trattato, induce, per azione genotossica diretta, un incremento statisticamente significativo dell’incidenza di una data neoplasia rispetto agli animali di controllo (non esposti all’azione dell’agente in questione); ciò indipendentemente dal fatto se, nella popolazione animale di riferimento, l’incidenza spontanea della neoplasia in oggetto sia bassa o alta”.

In parole povere, un agente cancerogeno è una sostanza in grado di aumentare la probabilità di insorgenza di un tumore negli animali da esperimento.

Per quanto riguarda l’alimentazione, ad esempio, gli idrocarburi policiclici aromatici si formano nelle cotture ad alta temperatura, che comportano la carbonizzazione del cibo.

A rischio sono soprattutto gli alimenti cotti alla brace o fritti, ma anche gli alimenti tostati come il caffè. In generale, è buona norma fare sempre attenzione alla temperatura di cottura ed evitare di annerire il cibo con temperature troppo elevate.

Le nitrosamine, sostanze caratterizzate dalla presenza, nella loro molecola, di un gruppo N-nitroso (N-NO) vengono a contatto con l’organismo umano non per esposizione a fonti esterne, ma per sintesi endogena, nello stomaco e nell’intestino, a partire da composti semplici presenti negli alimenti: i nitriti e i nitrati. I nitrati sono piuttosto diffusi in natura, nelle acque e nei vegetali a foglia verde come gli spinaci e le bietole. I nitriti in natura sono presenti in piccole quantità, ma vengono aggiunti come additivi soprattutto nei salumi e nelle carni in scatola.

ADDITIVI ALIMENTARI

additivi_alimentariGli additivi alimentari sono stati messi sotto accusa perché in grado di provocare tumori negli animali da laboratorio. Fanno parte di questa categoria numerosi composti: Acido fosforico e ortofosforico, conservanti per bevande gassate e a base di cola (un eccesso di fosforo causa fragilità ossea); Aldeide formica, aggiunta ai formaggi per evitare che si gonfino; Anidride solforosa, addizionata ai vini bianchi scadenti e alla frutta secca; Aspartame dolcificante artificiale; Azorubina e tartrazina, coloranti rossi, controindicati in chi è allergico all’aspirina e agli asmatici; Butil-idrossi-anisolo, in alcuni tipi di gomma da masticare, margarine, grassi idrogenati e patatine fritte e che in dosi elevate causerebbero danni ai reni; Ciclammato di sodio, dolcificante delle bibite light; Eritrosina, colorante usato in caramelle, gelati e ghiaccioli (vietato negli Usa perché sospettato di produrre danni al sistema nervoso); Gallato di dodecile e gallato diottile, antiossidanti in grassi e oli non di oliva, ma che nei topi di laboratorio causa danni alle mucose e un calo delle capacità riproduttive; Gomma adragante e arabica, addensanti e gelificanti, che in alcuni casi provocano allergie con rinite e asma; Nitrato di potassio e di sodio, nitriti di potassio e di sodio, antimicrobici in carni in scatola, salumi, hamburger (combinandosi con le ammine nell’intestino, formano le nitrosammine, considerate cancerogene; Perfosfati e pirofosfati, sono aggiunti nei formaggini fusi e in alcuni tipi di prosciutto cotto (il fosforo sottrae calcio alle ossa e provoca osteoporosi); Saccarina, che il National Cancer Institute americano ha stabilito che, in topi di laboratorio, provoca cancro.

Non è classificato come genotossico, ma può promuove il cancro alla vescica in via indiretta, formando con altre proteine composti abrasivi e citotossici che promuovono la trasformazione neoplastica.

RESIDUI DI PESTICIDI, DISERBANTI, INSETTICIDI

gruppo2008

Esistono moltissime sostanze che contaminano i prodotti alimentari e che sono introdotte nell’organismo tramite l’alimentazione, molte di queste sostanze sono in grado di indurre tumori negli animali da laboratorio.

Tali sostanze sono scarsamente biodegradabili, perciò si accumulano nell’ambiente concentrandosi nelle varie catene alimentari: residui di loro metaboliti sono stati riscontrati anche negli esquimesi e nei pinguini artici. Tra queste sostanze, quelle che destano le maggiori preoccupazioni sono l’insetticida DDT (diclorodifeniltrcloroetano) e i PCB (policlorobifenili) utilizzati nell’industria delle materie plastiche.

Nel tessuto adiposo degli statunitensi la concentrazione di DDE (principale metabolita del DDT) è pari a 12 parti per milione, in quelli degli abitanti di Nuova Delhi di 26 ppm.

ORMONI UTILIZZATI IN ZOOTECNIA

valfre2Gli alimenti a base di carne possono contenere sostanze che, somministrate agli animali a scopo di favorirne la crescita, se non completamente catabolizzate al momento della macellazione, possono essere in grado di esercitare la propria azione sull’organismo umano.

Gli estrogeni di sintesi, come il dietilstilbestrolo e altri estrogeni utilizzati legalmente negli USA ma molto diffusi anche in Italia (ma utilizzati illegalmente visto che la legge vieta l’uso di ormoni) sono in grado di legarsi al DNA e di fungere da iniziatori del processo di formazione del tumore. Sebbene non ci siano prove certe sull’azione di questi composti, va tuttavia segnalato che le incidenze del carcinoma alla mammella e della prostata sono più elevate tra coloro che consumano grandi quantità di carni bovine e suine.

MICOTOSSINE.

Alpha-amanitin-Ball-and-Stick-Animation

Le micotossine sono metabolici tossici secondari di ben oltre 220 specie di muffe appartenenti per lo più ai generi Aspergillus, Penicillum e Fusarium e sono resistenti nei confronti di agenti fisici e chimici. Possono venire introdotte con gli alimenti e provocare danni di tipo acuto o cronico.

Le derrate alimentari principalmente interessate sono rappresentate da cereali (mais, frumento, orzo), arachidi, spezie, olive, vino, birra, latte, formaggi e insaccati. Esse possono causare vari effetti tossici: di tipo acuto, subacuto, teratogeno, mutageno e cancerogeno, in dipendenza della dose, dell’organo interessato, del sesso, dell’età e della specie.

La maggior parte delle ricerche è concentrata su alcune micotossine: aflatossine, ocratossina, tricoteceni, zearalenone, patulina e fumonisine, sospettate di essere potenzialmente tossiche.

Nei paesi a clima caldo-umido, i semi e le farine di cereali (mais, frumento, riso) e di legumi (arachidi) sono a volte contaminati da funghi del genere Aspergillus e Penicillum, che producono metaboliti tossici.

La crescita dei funghi può avvenire in campo o durante lo stoccaggio, la concentrazione dei metaboliti tossici dipende dalle condizioni ambientali in cui avviene il loro sviluppo. Le aflatossine più pericolose sono quelle della serie B, in particolare la B1. Queste sostanze causano il tumore al fegato, mentre le ocratossine sono responsabili dell’insorgenza del tumore al rene. Soprattutto nel mais destinato all’alimentazione del bestiame, il alcuni controlli sono stati rilevati valori superiori ai limiti di legge.

In Italia il problema del rischio alimentare da micotossine è stato posto all’attenzione dell’opinione pubblica solo recentemente (2003), quando sono cominciate ad apparire alcune segnalazioni preoccupanti per contaminazione di alimenti da aflatossine (latte, mais, spezie, frutta, secca, ecc.).

Anche la Commissione Europea ha imposto ai Paesi aderenti alcune disposizioni e regolamenti sulle micotossine nei prodotti alimentari destinati all’alimentazione degli animali (REG. CE 401/2006, 576/2006 e 583/2006).

Va ricordato che mentre il REGOLAMENTO ha forza di Legge Ordinaria, non necessita di atto interno di ricezione ed entra direttamente in vigore negli ordinamenti degli Stati membri senza nessun’altra formalità, la RACCOMANDAZIONE è di esortazione a tenere un certo comportamento ed ha carattere assolutamente non obbligatorio, tanto che alcuni studiosi del diritto comunitario la escludono dai provvedimenti giuridici, pur riconoscendone l’effetto di liceità.

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Ringraziamenti

09/06/2009 · Lascia un commento

Non potendolo fare di  persona e ad ognuno, utilizzo il blog, che molti di voi hanno letto, per ringraziare della fiducia accordatami le:

1062 persone del Collegio 11: Bologna Malpighi-Marconi

889 persone del Collegio 12: Bologna Massarenti

Grazie.

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Allergie ed intolleranze alimentari

01/06/2009 · Lascia un commento

Ma siamo proprio certi che la nostra salute è sicura con quello che mangiamo a tavola?

Oggi più del 3 per cento della popolazione italiana soffre di allergie oppure di intolleranze associate al cibo. Molte delle patologie allergiche attuali però non rispondono alla definizione classica d’allergia: reagiscono in modo confuso ai test tradizionali, si manifestano in modo non chiaro, con sintomi non patognomonici, ben diversi dal disciplinato modello immunologico del “contatto” a cui segue la risposta “allergenico-immediata”, con sintomatologia acuta.

Che cosa sono? Da cosa dipendono? Come ci si può difendere? Quali sono i cibi più allergenici? In cosa si differenziano dalle intolleranze alimentari?

Le norme europee impongono di segnalare sulle etichette 8 alimenti: latte, uova, grano, soia, arachidi, noci, nocciole, sesamo.

alimenti1

Negli adulti sono frequenti allergie ad alcuni tipi di frutta e verdura (es. pomodori, pesche, fragole) che hanno antigeni comuni con alcuni pollini; a pazienti con rinite allergica da pollini si può manifestare anche un’allergia alimentare.

alimenti2

Nel sospetto di un’allergia alimentare bisogna sottoporsi a tests allergologici che possono essere fatti a qualsiasi età; essenziale il test di provocazione allergica per riconoscere il cibo responsabile, da eseguire sempre in ospedale perché esiste il rischio di shock anafilattico.

alimenti3 Alcuni allergologi hanno scoperto in pazienti intolleranze  e/o allergie causate da carni trattate con lattosio per “schiarirle” e farle sembrare vitello. Lo stesso è stato riscontrato con il tonno. Ancora altre insidie: per chi è allergico al frumento, per esempio, non è facile essere certi che non sia stato usato come addensante o non sia presente in cibi precotti. Stesso discorso per le uova.

Ancora gli specialisti in allergologia e immunologia clinica denunciano gli effetti degli additivi sulla salute umana e che spesso, non vengono indicate nelle   etichette. Ogni anno, con un consumo medio dai dieci ai dodici chili di frutta e verdura si ingeriscono conservanti, emulsionanti, addensanti, coloranti. alimenti4

In generale, qualsiasi alimento può provocare reazioni allergiche o intolleranze, se contiene proteine capaci di attività allergenica, ma il 90 per cento delle reazioni allergiche su base alimentare sono causate dagli 8 alimenti sopramenzionati; le loro proteine, la b-lattoglobulina del latte, gli allergeni del merluzzo e delle arachidi sono le più rischiose.

Al contrario gli allergeni vegetali sono labili al calore e ad altri procedimenti e possono scatenare reazioni allergiche se assunti crudi, ma essere tollerati se assunti cotti.

alimenti6alimenti5Le uova contengono un’ampia gamma di proteine presenti nell’albume (ovomucoide, ovoalbumina, ovotransferrina) verso le quali è possibile sviluppare un’intolleranza.

Nei Paesi europei dove è maggiore il consumo di merluzzo, è particolarmente frequente l’allergia al pesce che può insorgere nei confronti di qualsiasi specie ittica, con manifestazioni cliniche che riguardano soprattutto l’apparato respiratorio. Anche se molto rare, esistono poi le allergie ai molluschi.

LE INTOLLERANZE ALIMENTARI.

alimenti7L’intolleranza può provocare sintomi simili all’allergia come nausea, diarrea e crampi allo stomaco, ma la reazione non coinvolge il sistema immunitario. L’intolleranza alimentare, i cui più comuni responsabili sono il lattosio e il glutine, si manifesta quando il corpo non riesce a digerire correttamente un alimento o un componente alimentare.

Mentre i soggetti veramente allergici devono in genere eliminare del tutto il cibo incriminato, le persone che hanno un’intolleranza ne possono spesso sopportare piccole quantità senza sviluppare sintomi.

alimenti8Allattamento: intolleranza alle proteine del latte vaccino

L’allergia alle proteine del latte vaccino (APLV) è una patologia relativamente frequente in età pediatrica e interessa tra il 2 e il 3 per cento dei bambini di età inferiore a 1 anno e compare quando il bambino è allattato artificialmente verso il secondo mese di vita; se è allattato al seno, al momento dello svezzamento o del passaggio al latte artificiale.

L’intolleranza al glutine (celiachia) e il favismo alimenti9

La celiachia o enteropatia glutine-dipendente, è un’intolleranza permanente al glutine, sostanza proteica presente in avena, frumento, farro, kamut, orzo, segale, spelta e triticale. L’ingestione di tale proteina, in soggetti geneticamente predisposti, dà luogo alla comparsa della malattia caratterizzata da un danno a livello della mucosa dell’intestino prossimale. L’entità del danno è variabile e dipendente anche, ma non solo, dalla durata dell’esposizione alla proteina “tossica”.

alimenti10 Il favismo è comunemente associato ai principali disturbi allergici, anche se è un difetto congenito di un enzima normalmente presente nei globuli rossi, la glucosio-6-fosfato-deidrogenasi (G6PD), essenziale per la vitalità degli eritrociti e in particolare per i processi ossidoriduttivi che in essi si svolgono. La carenza di questo enzima provoca un’improvvisa distruzione dei globuli rossi (emolisi) e la comparsa di anemia emolitica con ittero, nei soggetti affetti che ingeriscano fave, piselli, verbena hybrida, o alcuni farmaci come sulfamidici, salicilici, chinidina, menadione, che agiscono da “fattori scatenanti”.

alimenti11 A volte gli allergeni si nascondono in altri cibi: le proteine del latte vaccino si possono trovare nei sostitutivi del burro, salsicce, pesce in scatola, ripieni di carne, hot dog; il glutine è presente anche nelle salsicce.

Un sano stile di vita, l’attività fisica e un buon regime alimentare sono importanti per sconfiggere allergie e intolleranze: qualità delle materie prime, frutta, verdure e ortaggi, massima pulizia e igiene ambientale e personale costituiscono delle buone premesse. I disturbi allergici non solo possono essere tenuti sotto controllo, ma possono anche essere facilmente superati.

alimenti12

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I miei interventi “in video”

31/05/2009 · Lascia un commento

Pubblico qualcuno dei mei interventi, ritrovabili su You Tube, per potere esprimere le idee ed i concetti, sulla sanità, che mi preme veicolare.

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La realtà delle persone

22/05/2009 · 2 commenti

gibran

La realtà dell’altra persona

non risiede in ciò che ti svela,

ma in quello che non può rivelarti.

Quindi, se vuoi capirla,

non ascoltare quello che dice,

ma piuttosto quel che non dice.

(Kahlil Gibran)

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Sicurezza alimentare (siamo sicuri di quello che mangiamo?)

09/05/2009 · 1 commento

SICUREZZA ALIMENTARE. PRIMA PARTE

Ma siamo proprio sicuri che la nostra salute è sicura con quello che mangiamo a tavola?

Le abitudini alimentari degli italiani si sono modificate radicalmente negli ultimi vent’anni, con la riduzione del consumo di oli e grassi, l’aumento del consumo di latte, formaggi e uova e la diminuzione del consumo di superalcolici e vino. Per contro, è aumentato il consumo di birra e bevande gassate.

Gli italiani mantengono inalterato il loro primato di consumatori di “pastasciutta”.

pasta industriale                                                                 pasta fresca

pasta industriale

pasta frescaIn Italia, 4-5 abitanti su 10 soffrono di sovrappeso o sono obesi, con tassi più elevati nelle regioni meridionali (con aumento di colesterolo e di ipertensione). E’ però il paese europeo che conta il maggior numero di bambini obesi dopo il Portogallo, con una stima di circa 1 milione e 115 mila (con rischio per la salute una elevata possibilità di contrarre malattie gravi quali il diabete di tipo 2).

Il Ministero della Salute è attivamente impegnato nell’azione di contrasto a questa epidemia, sattraverso l’opera del Dipartimento per la Sanità Pubblica Veterinaria, la Nutrizione e la Sicurezza Alimentare e per mezzo delle attività progettuali previste per le Regioni dal Piano Nazionale della Prevenzione 2008-2010,. Inoltre il Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (CCM) collabora con l’OMS per la diffusione del documento: “La sfida dell’obesità nella Regione europea dell’Oms e le strategie di risposta”.

Nonostante tutto ciò ci nutriamo meglio. Ma risponde a verità che i prodotti sono oggi di migliore qualità e soprattutto più sicuri?

Nell’uso di frutta e verdura si nasconde un’insidia a lungo sottovalutata.

Verdura-Fresca

Dai rapporti di varie organizzazioni dei consumatori e dei NAS nel 2008 risulta che quasi il 50% dei campioni di frutta esaminati e il 20% di verdure sono contaminati da più residui. Insalata al cadmio, funghi allo zinco e, per finire, mele all’arsenico.

mercato-ortofrutta

Sono queste le sostanze rinvenute su frutta e verdura acquistata ai Mercati Generali di Milano e fatta analizzare da organismi indipendenti nel corso di una recente indagine sulla “Sicurezza Agroalimentare”. Naturalmente il reperimento di queste sostanze è riferito al riscontro di dosi superiori al limite massimo di tollerabilità giornaliera. Secondo gli addetti ai lavori si potrebbe trattare di un inquinamento “a monte” legato ad un più generalizzato inquinamento ambientale di origine industriale.

Come suggeriscono i nutrizionisti è sempre bene lavare con cura (e a lungo) frutta e verdura, privilegiare i frutti con la buccia, consumare cibi di stagione (sicuramente meno trattati chimicamente) ed evitare i frutti tropicali freschi (generalmente raccolti prima della maturazione e trattati con sostanze anti-immarcimento).

Ma fronteggiare l’emergenza non è sufficiente perché occorre colmare il vuoto legislativo per alcune sostanze tossiche (arsenico, zinco rame e mercurio non sono normati per i vegetali) e intensificare controlli e analisi: la legislazione alimentare dovrebbe tener conto anche delle sostanze inquinanti di origine antropica che, sempre più spesso, finiscono nei nostri piatti”.

Si tratta per lo più di pesticidi. Gli epidemiologi attribuiscono la responsabilità a una legge, vecchia di trent’anni, che ignora il principio di precauzione, in quanto non sono valutati i rischi sulla salute procurati della somma di residui diversi, tutti singolarmente autorizzati, ma presenti contemporaneamente sul medesimo campione alimentare. Anche gli additivi alimentari adoperati (chimici o naturali) vengono usati per mascherare la carente qualità del prodotto. A volte anche l’etichetta non facilita la comprensione del consumatore.

Additivi. Pesticidi. Etichette. Come orientarsi al momento di fare la spesa?

I suggerimenti sono semplici: 1) variare la dieta; 2)  acquistare frutta e verdura con l’accortezza di scegliere sempre prodotti di stagione e provenienti dal territorio nazionale; 3) controllare il certificato d’origine, tenendo presente che comunque, nel 50% dei casi, è importata; 4) leggerle con attenzione le etichette e, di fronte a scritte incomprensibili, cambiare prodotto.

Quando arrivano i Nas, insomma, il marcio non sfugge. I settori più interessati dalle frodi sono quelli del latte e derivati, dei grassi, della ristorazione e delle carni.

Nas supermercato

Accanto ai successi, però, nascono problemi che trent’anni fa quasi non esistevano. Questi sono legati alla globalizzazione, che porta in Europa e in Italia prodotti dei quali si perde traccia della provenienza. L’ultimo rapporto sulla sicurezza degli alimenti del ministero della Salute ammette che allo stato attuale, non è possibile un’analisi dei rischi lungo tutta la filiera (ad esempio, qualche mese fa è stato fermato da un PIF nazionale (Posto di Ispezione Frontaliera) un carico di farina di riso “melanina free” dalla Cina. La certificazione era falsa. Il carico era decisamente pericoloso.

ricerca cinese

Gran parte della nostra spesa proviene dall’estero e non sempre i consumatori lo sanno. E’ quanto emerge da una piccola indagine effettuata sui principali alimenti consumati ogni giorno dalle famiglie italiane. Un mix di tanti paesi dentro il frigorifero che è frutto di tanti fattori: minore produzione agricola nazionale, globalizzazione, nuove abitudini alimentari, industria agroalimentare in trasformazione.

Ecco cosa si trova davvero nella dispensa degli italiani.

Frutta e verdura. Solo il 10% della frutta e della verdura che finisce nel nostro piatto viene dall’estero. La frutta esotica (necessariamente di altri paesi) è presente sulle nostre tavole insieme ai prodotti non di stagione: mele dal Cile o della Nuova Zelanda, banane dall’ Equador, ananas dal Costa Rica, meloni dal Brasile, limoni dall’ Argentina le fragole dalla Spagna.

Frutta-Fresca

Latte e derivati. Il consumo di latte fresco è legato interamente al prodotto italiano, mentre per quello a lunga conservazione quasi l’80% giunge dall’estero (oltre un milione di tonnellate solo dalla Germania).

Fra i formaggi, ce ne sono alcuni fatti con latte italiano al 100 per cento (come il parmigiano reggiano) e altri no. Molti latticini e formaggi fusi sono prodotti con latte importato soprattutto da Germania, Ungheria e Slovacchia. Anche il 50 per cento dello yogurt che consumiamo è tedesco.

latte e derivati

Pane e trasformati di cereali. Perfino negli spaghetti, simbolo della cucina di casa nostra, si può trovare frumento canadese o australiano. La metà di tutto il frumento necessario per produrre pane e pasta, arriva dall’estero, anche se questo non è indicato nella confezione; soprattutto grano tenero per produrre pane, pizza, grissini, biscotti, dolci e panettoni.

pane_cereali

Carne e affettati. La bistecca parla francese, il prosciutto danese. Secondo l’osservatorio del mercato agricolo e alimentare, gli italiani consumano soprattutto carne bovina (più del 40 per cento del totale), mentre la restante carne fresca che mangiamo proviene soprattutto dalla Germania, dai Paesi bassi dalla Francia.

affettati misti

Il pollame, invece, è tutto nostrano, mentre la carne suina, quasi il 40 per cento è d’importazione (sempre da Germania, Paesi Bassi, Francia più la Danimarca). La carne di manzo per la bresaola, invece, è argentina o brasiliana.

pollame

Pesce e uova. Gli scampi provengono per lo più dalla Thailandia, mentre più del 50% del pesce proviene da dalla Spagna seguita dalla Francia.

Solamente il 41.5 per cento di pesce, crostacei e molluschi freschi proviene da acque italiane. Le uova provengono, invece, da allevamenti italiani.

pesce e crostacei

Conserve e passati La frutta sciroppata in scatola è quasi interamente italiana. Anche la passata di pomodoro, ingrediente principe di sughi e pizza, è essenzialmente made in Italy. La Coldiretti segnala però che nei porti arriveranno quest’anno almeno 160 milioni di chili di pomodoro concentrato dalla Cina.

passate e conserve

Gli industriali sostengono di rilavorarlo per esportarlo verso paesi terzi. Ma il sospetto è che qualcosa finisca sulle nostre tavole. Un aiuto viene dall’etichetta: dal 1°gennaio sarà obbligatoria l’indicazione dell’origine sulla passata di pomodoro. La Coldiretti chiede ora di estenderla a tutti i derivati: polpe, pelati, concentrati e sughi pronti.

Bevande. Diversamente da quanto accade per l’olio (per metà spremuto da olive spagnole, tunisine o greche), il vino italiano è prodotto da uve italiane. Discorso diverso per alcune bevande industriali come il limoncello o i succhi di frutta. Gran parte dei succhi d’arancia, per esempio, arriva dal Brasile, quelli di mirtillo e ribes dall’est Europa.

bevande

Surgelati. I surgelati che troviamo nei supermercati (vegetali per il 56%,  pesce 17%, il resto carne, gelati e pasticceria) sono di produzione nazionale e internazionale. Verdure, zuppe e minestroni sono quasi completamente made in Italy, anche se la produzione nazionale non copre tutta la domanda. Una buona quantità di patate, per esempio, è importata da Germania, Paesi Bassi e Belgio; i piselli dall’Inghilterra, Svezia e Norvegia; i fagiolini dalla Francia. I prodotti ittici, invece, provengono tutti dall’estero: il merluzzo dal Sud Africa, Argentina e Cile, i calamari e i crostacei dall’India, Thailandia e Vietnam, i gamberetti da cocktail dai Paesi Bassi. Solo le vongole sono ancora pescate nel Mediterraneo.

surgelati

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Aria di libertà e futuro in provincia di Bologna

06/05/2009 · 2 commenti

parente_golf2

CANDIDATO ALLA PROVINCIA DI BOLOGNA

DOCUMENTO PROGRAMMATICO

L’efficienza solidale

L’azione di governo della Provincia di Bologna deve ricercare

una costante e concreta coniugazione tra giustizia sociale e sviluppo

di comunità, tra esigibilità dei diritti ed esercizio dei doveri

inderogabili di solidarietà.

Tra gli impegni diretti a favore dei cittadini più bisognosi, bisogna

implementare i servizi di assistenza per i diversamente abili nelle

scuole e per la mobilità

Interventi per aree tematiche

Anziani.

Destinare contributi ad interventi socio-assistenziali in favore di

persone anziane

Dipendenze.

Attivazione di un portale antidroga dedicato alle scuole, in collaborazione

con il Ministero dell’istruzione, dell‘Università e della

Ricerca, rivolto a studenti, insegnanti e genitori

Disabilità.

Collaborazione con le altre istutuzioni pubbliche (ai sensi del

D.M. 4 marzo 2009) per le verifiche dei benefici economici di

invalidità civili

Famiglia.

riservare risorse economiche per costruire una “Casa della Famiglia”

per il sostegno dei cittadini in difficoltà

Giovani.

Creazione di una “Tessera Carta Giovani” destinate ai ragazzi

tra i 15 e i 25 anni, per favorire il loro accesso a un’ampia gamma

di sconti, agevolazioni, offerte e opportunità in diversi settori

d’interesse giovanile

Immigrazione.

Promuovere interventi efficaci per l’istituzione di un “Osservatorio

per le Politiche Sociali”, con una particolare attenzione

all’area “Migranti”, per governare una realtà in forte cambiamento

Igiene e Sanità Pubblica.

Sorveglianza igienico-sanitaria di competenza provinciale, ivi

compresa l’assistenza sanitaria ospedaliera per tutelare la salute

dei cittadini; attivazione di politiche settoriali, promuovendo

la partecipazione sociale nelle azioni di tutela del territorio, delle

risorse naturali e della biodiversità,

Servizi ai Cittadini.

Attivazione del “Telefono Salute”, che si propone di avvicinare

istituzione e cittadini bolognesi per una migliore fruizione dei

sevizi sanitari offerti e che consenta alla Giunta Provinciale di

monitorare i servizi sanitari erogati dalle strutture sanitarie sul

territorio metropolitano, così da smistare alle sedi competenti le

comunicazioni dei cittadini.

************

Raffaele Parente

Dirigente sanitario presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di

Bologna, Policlinico S. Orsola-Malpighi, Direttore di Struttura

Complessa di Patologia Clinica .

È nato a Brindisi l’8 Marzo 1947, laureato in Scienze Biologiche,

in Medicina e Chirurgia, Specialista in Patologia Clinica; è Professore

a contratto presso l’Università degli Studi di Bologna,

Scuola di Specializzazione in Patologia Clinica e nei corsi di

Laurea breve per Tecnici di Laboratorio Biomedico, Tecnici di

Neurofisiopatologia e Ostetricia.

Nel 2006 è entrato nel direttivo di F.I.S.O.C. – Famiglia Istituzioni

e Società, Osservatorio Culturale, Associazione a carattere nazionale,

che si propone di approfondire le tematiche sociali ed

economiche che entrano tutti i giorni nella vita dei cittadini e che

opera per agevolare il dibattito e il confronto.

Nel 2008 entra come socio fondatore del Movimento “Libertà e

Futuro”, progetto civico nato sulle istanze di cittadini dell’Emilia

Romagna, che ritengono importante adoperarsi per una nuova

politica basata sui concetti di libertà (diritto assoluto dei cittadini)

e futuro (le aspettative dei nostri figli).

Contatti:

Tel./Fax: +39 051 63 62 351

Cell. +39 338 81 49 268

Cell. +39 346 33 71 966

e-mail: raffaele.parente@aosp.bo.it

e-mail: raffaele.parente@libero.it

www.libertaefuturo.it

Raffaele Parente | Facebook

VOTA

Il 6-7 giugno per la Provincia di Bologna

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