SANITA’ 2010: LE LISTE D’ATTESA, DEGLI ITALIANI”
LA “VIA CRUCIS”
Il fenomeno delle liste d’attesa rappresenta uno dei punti più critici dei Servizi Sanitari Regionali dopo la riforma del titolo V della Costituzione ( 229/1999 in materia di sanità e la 328/2000 in materia di assistenza), in quanto compromette l’accessibilità e la fruibilità delle prestazioni da erogare.
L’erogazione delle prestazioni entro tempi appropriati rispetto alla patologia ed alle necessità di cura, rappresenta una componente strutturale dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), così come previsto dal DPCM 29 Novembre 2001 e successive modificazioni.
L’obiettivo dei LEA era di focalizzare per ogni prestazione i seguenti punti:
- il tempo di attesa nel canale istituzionale;
- il tempo di attesa con l’attività privata all’interno delle mura ospedaliere;
- il numero di cittadini in lista di attesa in entrambi i canali (istituzionale e libero-professionale;
- l’eventuale presenza di liste chiuse.
Per ricevere alcune visite specialistiche, esami clinici e test in ambulatori erogati dal Servizio Sanitario Nazionale, è spesso necessario attendere alcuni giorni (o mesi) da quando il medico curante emette la richiesta a quando il paziente può fare la visita (il tempo che intercorre tra questi due momenti rientra nella definizione di tempi minimi e massimi di attesa).
Ciascuna Regione gestisce e aggiorna le proprie liste di attesa nel rispetto dei LEA, ovvero nella quantità delle prestazioni che il Servizio Sanitario Nazionale è tenuto ad erogare ai cittadini (il Ministero della Salute ha effettuato due indagini, la prima nel 2005 e la seconda nel Marzo 2007).
Il monitoraggio dei dati generali sui tempi e liste di attesa, i tempi massimi definiti in ambito regionale/aziendale, i tempi reali dichiarati sulla base di rilevazioni strutturate ed i tempi prospettici di attesa all’atto della prenotazione on line (real-time), nonchè l’aggiornamento degli stessi, hanno dimostrato che il 25% dei siti Web esplorati (Regioni e P.A., ASL, Aziende Ospedaliere, IRCCS e Policlinici) forniscono dati su tempi e liste d’attesa, con una sostanziale stabilità, rispetto alla precedente indagine.
Rispetto ai dati contenuti nel primo Rapporto, nel secondo vengono evidenziati i seguenti punti:
1) maggiore facilità di accesso alle informazioni;
2) aggiornamento delle informazioni anche se non sempre sistematico;
3) scarsa omogeneità delle modalità con le quali vengono resi disponibili i tempi di attesa.
La regione più “virtuosa” risulta il Friuli Venezia Giulia, dove complessivamente le strutture che nel proprio sito riportano dati sono quasi l’80% (7 su 9). Delle 6 AUSL, tutte dotate di sito Web accessibile, 5 riportano dati su tempi e liste di attesa; in 2 siti web di AUSL sono presentati dati sia su tempi reali d’attesa che su tempi massimi. Delle 3 Aziende Ospedaliere, anch’esse fornite di sito Web, 2 riportano dati su tempi reali di attesa.
In coda, sempre nel nord Italia, l’Emilia-Romagna: le strutture che offrono dati sono il 13% (2 su 16). Di 11 AUSL solo 2 riportano i tempi reali di attesa, ed in un caso anche i tempi massimi. Le Aziende Ospedaliere non danno alcuna informazione in merito.
Nel Centro la ”maglia nera” va al Lazio, dove nessuna struttura sanitaria pubblica delle 17 presenti e dotate di sito web riporta dati sui tempi di attesa. Nessuna informazione disponibile, nel Sud, anche in Molise, Calabria, Sicilia e Sardegna. I risultati complessivi dell’indagine sono dunque poco incoraggianti.
Nel 2009 i cittadini che si sono rivolti alle strutture sanitarie pubbliche, hanno accettato liste di attesa più lunghe, per ottenere prestazioni (analisi, visite mediche, cure) che in altri tempi avrebbero acquistato direttamente da strutture private, pagando di tasca propria, per gli effetti della crisi economica.
Rendere più efficiente la sanità pubblica, tagliando sprechi e sovrapposizioni, diventa quindi una priorità ineludibile per il 2010, perché ormai per molte Regioni è troppo alto il rischio di non riuscire più a finanziare la spesa per la Sanità. Un recente rapporto del Tribunale dei Diritti del Malato (a livello nazionale) denuncia che occorrono mediamente 540 giorni per un intervento al menisco e 390 giorni per una visita cardiologia. Attese lunghissime, ma ben poco rispetto ai 1.080 giorni necessari per una protesi al ginocchio, all’anca o al seno, e ai 720 giorni di coda per un ecocolordoppler. Questi i tempi massimi segnalati per alcune prestazioni diagnostiche o specialistiche sulla base di oltre 25mila segnalazioni arrivate nel 2008 al Tribunale.
LA «CLASSIFICA» DEI TEMPI D’ATTESA (Italia) – Ancora tempi massimi segnalati per altre prestazioni diagnostiche: mammografia 420 giorni; ecografia al seno 360 giorni; PAP Test, ECG transattale prostata 180 giorni; colonscopia, RMN urgente, Moc femore ed anca 150 giorni; ecografia collo, eco tiroide/eco transvaginale 120 giorni. E quelli per alcune prestazioni specialistiche: visita senologica 270 giorni, visita neurochirurgica 180 giorni. Per alcuni interventi chirurgici: intervento al menisco 540 giorni; intervento urologico 360 giorni; asportazione di lipoma 240 giorni; isterectomia 150 giorni.
SI ASPETTA DI PIÙ’ PER LA DIAGNOSI – L’area maggiormente interessata dal fenomeno delle liste d’attesa è la diagnostica, seguita dalla specialistica ambulatoriale e dagli interventi chirurgici. I cittadini segnalano attese incompatibili con le necessità diagnostiche e terapeutiche; poche informazioni sulle normative di riferimento; tempi superiori a quelli richiesti dagli specialisti per ripetere le visite di controllo; liste bloccate; difficoltà di accesso al CUP.
I cittadini segnalano, oltre ai tempi incompatibili rispetto alle esigenze di cura, la difficoltà nel ricevere informazioni rispetto alla posizione che si occupa nelle liste, spia di una «scarsa trasparenza nella gestione delle pratiche».
SUD PENALIZZATO – Circa il 75% delle Regioni individuano, tra le principali criticità, la difficoltà di accesso alle prestazioni a causa delle lunghe liste d’attesa. In particolare, i cittadini più penalizzati, stando alle segnalazioni, sarebbero gli abitanti delle regioni meridionali: Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata. Seguono le Marche, l’Umbria e l’Abruzzo per il Centro e, per il Nord, la Liguria, la Lombardia, il Piemonte, il Veneto ed il Friuli Venezia Giulia.
PRESTAZIONI E TEMPI EFFETTIVI DI EROGAZIONE (fonte FNP CISL – Dipartimento politiche Socio-Sanitarie – anno 2008/2009)
| Esami/visite | Regioni | Giorni d’attesa |
| Mammografia | Puglia | 540 gg. |
| Elettrocardiogramma | Puglia | 38 gg. |
| Mineralometria ossea computerizzata | Friuli | 140 gg. |
| Ecografia addominale | Friuli | 143 gg. |
| Visita oculistica | Friuli | 183 gg. |
| Visita oncologica | Emilia Romagna | 36 gg. |
| Visita cardiologia | Veneto | 80 gg. |
| Visita neurologica | Emilia Romagna | 149 gg. |
| Visita urologica | Liguria | 79 gg. |
| Visita ortopedia | Prov. Aut. Di Bolzano | 110 gg. |
| Visita geriatrica | Sicilia | 180 gg. |
(Friuli Venezia Giulia e Puglia hanno la peggiore performance; sull’Emilia Romagna pesa probabilmente l’eccesso di mobilità sanitaria delle regioni confinanti).
LA REGIONE FA’ LA DIFFERENZA
In pratica si sono venute a formare 4 diverse situazioni regionali:
v le Regioni che riescono a programmare e controllare la situazione, anche dal punto di vista della spesa;
v le Regioni che, come strategia per risolvere il problema delle liste d’attesa, optano per l’allargamento del mercato e della libera scelta;
v le Regioni che realizzano interventi congiunturali, molto efficaci nei casi di eventuali emergenze, ma incapaci nel lungo periodo di risolvere il problema alla radice;
v le Regioni che non attuano particolari strategie e che appaiono, al contrario, disinteressate a risolvere il problema.
DUE REGIONI A CONFRONTO: LOMBARDIA / EMILIA ROMAGNA (fonte FNP CISL – Dipartimento politiche Socio-Sanitarie – anno 2009)
Aziende Sanitarie Ospedaliere della Provincia di Milano
| Esami/visite | Giorni d’attesa |
| Mammografia | 15 gg. |
| Elettrocardiogramma | 7 gg. |
| Mineralometria ossea computerizzata | 7 gg. |
| Ecografia addominale completa | 40 gg. |
| Visita oculistica | 7 gg. |
| Visita oncologica | 7 gg. |
| Visita cardiologia | 7 gg. |
| Visita neurologica | 7 gg. |
| Visita urologica | 7 gg. |
| Visita ortopedia | 7 gg. |
| Visita geriatrica | 30 gg. |
Azienda Unità Sanitaria Locale e Azienda Ospedaliera S.Orsola-Malpighi Ospedaliere della Provincia di Milano
| Esami/visite | Giorni d’attesa |
| Mammografia | 160 gg. |
| Elettrocardiogramma | 8 gg. |
| Mineralometria ossea computerizzata | 7 gg. |
| Ecografia addominale completa | 91 gg. |
| Visita oculistica | 2 gg. |
| Visita oncologica | 40 gg. |
| Visita cardiologia | 56 gg. |
| Visita neurologica | 114 gg. |
| Visita urologica | 15 gg. |
| Visita ortopedia | 8 gg. |
| Visita geriatrica | 96 gg. |
Sulle Aziende sanitarie bolognesi valgono le stesse considerazioni sull’eccesso di mobilità sanitaria.
La firma del “Nuovo Patto per la Salute (triennio 2010/2012) ed il relativo finanziamento pari a 106,2 mld di Euro (soprattutto in un momento sicuramente non semplice nella gestione dei conti pubblici), si spera porterà le Regioni a tenere sotto controllo i fondi loro assegnati, applicando le risorse finanziarie con corrette regole di governance, partendo da due fondamentali colonne legislative: il dettato costituzionale da una parte (art. 32 sulla salute, come diritto fondamentale) e la legge 42/2009 sul federalismo fiscale dall’altra, che rivedrà tutti i criteri di spesa. L’auspicio per tutti i cittadini italiani è che si raggiunga un equilibrio tale da scongiurare ulteriori gravi deficit, così che il nostro Paese possa continuare ad avere un Sistema Sanitario che tutti gli altri Paesi ci invidiano.







Gli additivi alimentari sono stati messi sotto accusa perché in grado di provocare tumori negli animali da laboratorio. Fanno parte di questa categoria numerosi composti: Acido fosforico e ortofosforico, conservanti per bevande gassate e a base di cola (un eccesso di fosforo causa fragilità ossea); Aldeide formica, aggiunta ai formaggi per evitare che si gonfino; Anidride solforosa, addizionata ai vini bianchi scadenti e alla frutta secca; Aspartame dolcificante artificiale; Azorubina e tartrazina, coloranti rossi, controindicati in chi è allergico all’aspirina e agli asmatici; Butil-idrossi-anisolo, in alcuni tipi di gomma da masticare, margarine, grassi idrogenati e patatine fritte e che in dosi elevate causerebbero danni ai reni; Ciclammato di sodio, dolcificante delle bibite light; Eritrosina, colorante usato in caramelle, gelati e ghiaccioli (vietato negli Usa perché sospettato di produrre danni al sistema nervoso); Gallato di dodecile e gallato diottile, antiossidanti in grassi e oli non di oliva, ma che nei topi di laboratorio causa danni alle mucose e un calo delle capacità riproduttive; Gomma adragante e arabica, addensanti e gelificanti, che in alcuni casi provocano allergie con rinite e asma; Nitrato di potassio e di sodio, nitriti di potassio e di sodio, antimicrobici in carni in scatola, salumi, hamburger (combinandosi con le ammine nell’intestino, formano le nitrosammine, considerate cancerogene; Perfosfati e pirofosfati, sono aggiunti nei formaggini fusi e in alcuni tipi di prosciutto cotto (il fosforo sottrae calcio alle ossa e provoca osteoporosi); Saccarina, che il National Cancer Institute americano ha stabilito che, in topi di laboratorio, provoca cancro.
Gli alimenti a base di carne possono contenere sostanze che, somministrate agli animali a scopo di favorirne la crescita, se non completamente catabolizzate al momento della macellazione, possono essere in grado di esercitare la propria azione sull’organismo umano.


Alcuni allergologi hanno scoperto in pazienti intolleranze e/o allergie causate da carni trattate con lattosio per “schiarirle” e farle sembrare vitello. Lo stesso è stato riscontrato con il tonno. Ancora altre insidie: per chi è allergico al frumento, per esempio, non è facile essere certi che non sia stato usato come addensante o non sia presente in cibi precotti. Stesso discorso per le uova.

Le uova contengono un’ampia gamma di proteine presenti nell’albume (ovomucoide, ovoalbumina, ovotransferrina) verso le quali è possibile sviluppare un’intolleranza.
L’intolleranza può provocare sintomi simili all’allergia come nausea, diarrea e crampi allo stomaco, ma la reazione non coinvolge il sistema immunitario. L’intolleranza alimentare, i cui più comuni responsabili sono il lattosio e il glutine, si manifesta quando il corpo non riesce a digerire correttamente un alimento o un componente alimentare.
Allattamento: intolleranza alle proteine del latte vaccino
Il favismo è comunemente associato ai principali disturbi allergici, anche se è un difetto congenito di un enzima normalmente presente nei globuli rossi, la glucosio-6-fosfato-deidrogenasi (G6PD), essenziale per la vitalità degli eritrociti e in particolare per i processi ossidoriduttivi che in essi si svolgono. La carenza di questo enzima provoca un’improvvisa distruzione dei globuli rossi (emolisi) e la comparsa di anemia emolitica con ittero, nei soggetti affetti che ingeriscano fave, piselli, verbena hybrida, o alcuni farmaci come sulfamidici, salicilici, chinidina, menadione, che agiscono da “fattori scatenanti”.
A volte gli allergeni si nascondono in altri cibi: le proteine del latte vaccino si possono trovare nei sostitutivi del burro, salsicce, pesce in scatola, ripieni di carne, hot dog; il glutine è presente anche nelle salsicce.


In Italia, 4-5 abitanti su 10 soffrono di sovrappeso o sono obesi, con tassi più elevati nelle regioni meridionali (con aumento di colesterolo e di ipertensione). E’ però il paese europeo che conta il maggior numero di bambini obesi dopo il Portogallo, con una stima di circa 1 milione e 115 mila (con rischio per la salute una elevata possibilità di contrarre malattie gravi quali il diabete di tipo 2).












