Nel porgermi alcune domande: lo scudo fiscale è utile? e soprattutto, è etico?, mi sono chiesto quello che, sostanzialmente, si stanno chiedendo tutti gli italiani. Il provvedimento non fa eccezione rispetto ad altri provvedimenti analoghi. Certamente riportare in Italia centinaia di miliardi di euro (stima super ottimistica) e fare in modo che gli stessi entrino in circolo in un’economia asfittica è buona cosa. Ma se l’operazione ha il fine ultimo di attuare un condono strisciante per sanare l’insanabile, allora è tutto un altro discorso. Probabilmente la verità sta nel mezzo e l’abilità dei furbetti è quella di accodarsi alle buone cause finendo per vanificarle. E’ evidente che, chi come il sottoscritto, vive di pensione, paga fino all’ultimo centesimo di tasse e l’unica cosa che riesce a portare all’estero è il proprio passaporto, ha difficoltà a capire.
Autorevoli giuristi del “centrosinistra” hanno dichiarato per giorni interi che se il decreto fosse passato si favoriva il riciclaggio, il falso in bilancio e la frode fiscale con un’amnistia in violazione della “Costituzione”. Dalle cronache giornalistiche si è letto di una “opposizione” all’attacco sul decreto, ma poi, passando alle cronache parlamentari si evince che è passata la fiducia sullo scudo, ma con roventi polemiche proprio dentro la medesima opposizione, a causa delle assenze dei big dei partiti. Più di 60 deputati erano irreperibili al momento del voto sulle pregiudiziali di costituzionalità; al momento del voto di fiducia sarebbero bastati 27 deputati dell’opposizione per mandar sotto il governo. Il conflitto d’interessi è dunque trasversale e per i cittadini onesti non vi sono speranze contro i cosiddetti “poteri forti”.
La crisi bancaria e di conseguenza economica che ci ha investiti (ed è ancora ben lungi dalla fine) solleva molte domande. E stata causata dall’irresponsabilità e dall’avidità di svariate banche, specialmente banche d’investimento? Oppure dalla mancanza di rigide regole per i mercati finanziari internazionali, dal mancato funzionamento della sorveglianza su banche e finanza, dalla separazione e indipendenza di un’economia finanziaria virtuale, dall’economia reale della produzione e dei beni? Probabilmente vi hanno contribuito parecchi fattori del genere, collegati a un’ingenua fiducia in un mercato libero e senza regole.
Ma la ricerca delle cause unicamente in questa direzione non ci porta lontano. Infatti quello che si è venuto costituendo in questo campo per decenni con successo e con ampi profitti materiali, ma anche con una crescente distanza fra poveri e ricchi, quello che con la globalizzazione mondiale ha raggiunto una nuova qualità prima di provocare un crollo, non può essere definito e spiegato solo facendo riferimento a comportamenti sbagliati di singole persone o anche di gruppi. Questo sistema d’interazione si è trasformato in un sistema d’azione, attribuendogli la definizione di “capitalismo moderno”
Quale è la chiave per l’analisi del “capitalismo moderno” come sistema d’azione?
Gli studiosi della materia si basano su poche premesse: libertà generale dell’individuo e anche di associazioni di individui in materia di acquisti e contratti; piena libertà in materia di trasferimenti di merci, affari e capitali al di fuori dei confini nazionali; garanzia e libera disposizione della proprietà personale (compreso il diritto di successione), intendendo con proprietà il possesso di beni e danaro, ma anche di sapere, tecnologia e capacità.
La spinta decisiva è data da un individualismo egoistico che spinge le persone coinvolte ad acquistare, innovare e guadagnare; l’unico principio regolativo deve essere il libero mercato.
Il diritto e lo Stato hanno il compito di assicurare la possibilità di sviluppo e il funzionamento di questo sistema d’azione; sono una variabile funzionale e non una forza preesistente di ordinamento e limitazione.
I lavoratori vengono presi in considerazione solo in base alla funzione che svolgono e ai costi che comportano, per cui si riducono al minor numero possibile. La loro sostituzione, dove possibile, con macchine o tecnologie automatizzate per ridurre i costi appare non solo razionale ma economicamente necessaria.
La compensazione per i problemi sociali e i licenziamenti che ne derivano non rientra in questa logica funzionale, ma viene demandata allo Stato e alla sua funzione di garanzia, che proprio per questo può imporre tasse e chiedere contributi, che comunque comportano ancora dei costi per le imprese.
La solidarietà verso le persone che lavorano viene presa in considerazione solo come riparazione per bloccare, e in parte compensare, le conseguenze dannose e disumane del sistema, che si sviluppa in base alla propria logica interna.
Il tratto economicistico in tutti gli aspetti della vita di oggi lo constatiamo soprattutto nel Sistema Sanitario.
Sono ancora minoritarie quelle correnti politiche a livello mondiale che si battono per un modello contrario al “capitalismo moderno”. Un modello che parte da altri principi fondamentali e che contrasti il carattere disumano del capitalismo. La solidarietà non deve più apparire come una riparazione, per bloccare e compensare le conseguenze dannose di uno sbrigliato individualismo in materia di proprietà, ma come un principio strutturante della convivenza umana anche in ambito economico.
Con la nascita del G 20, con l’ingresso sulla scena mondiale dei paesi emergenti in forte crescita economica, si dovrebbe accelerare il cambiamento, concordando una nuova tabella di priorità: una riattribuzione dei prodotti del suolo e delle materie prime naturali; relazione con i beni di consumo e l’ambiente, natura, acqua e aria; ruolo direttivo di ciò che è lavoro rispetto al capitale; limiti all’accumulazione di proprietà e di capitali; riconoscimento delle persone come soggetti e partner nel campo dell’uso, del commercio e del possesso, invece che oggetti di possibile sfruttamento.






Gli additivi alimentari sono stati messi sotto accusa perché in grado di provocare tumori negli animali da laboratorio. Fanno parte di questa categoria numerosi composti: Acido fosforico e ortofosforico, conservanti per bevande gassate e a base di cola (un eccesso di fosforo causa fragilità ossea); Aldeide formica, aggiunta ai formaggi per evitare che si gonfino; Anidride solforosa, addizionata ai vini bianchi scadenti e alla frutta secca; Aspartame dolcificante artificiale; Azorubina e tartrazina, coloranti rossi, controindicati in chi è allergico all’aspirina e agli asmatici; Butil-idrossi-anisolo, in alcuni tipi di gomma da masticare, margarine, grassi idrogenati e patatine fritte e che in dosi elevate causerebbero danni ai reni; Ciclammato di sodio, dolcificante delle bibite light; Eritrosina, colorante usato in caramelle, gelati e ghiaccioli (vietato negli Usa perché sospettato di produrre danni al sistema nervoso); Gallato di dodecile e gallato diottile, antiossidanti in grassi e oli non di oliva, ma che nei topi di laboratorio causa danni alle mucose e un calo delle capacità riproduttive; Gomma adragante e arabica, addensanti e gelificanti, che in alcuni casi provocano allergie con rinite e asma; Nitrato di potassio e di sodio, nitriti di potassio e di sodio, antimicrobici in carni in scatola, salumi, hamburger (combinandosi con le ammine nell’intestino, formano le nitrosammine, considerate cancerogene; Perfosfati e pirofosfati, sono aggiunti nei formaggini fusi e in alcuni tipi di prosciutto cotto (il fosforo sottrae calcio alle ossa e provoca osteoporosi); Saccarina, che il National Cancer Institute americano ha stabilito che, in topi di laboratorio, provoca cancro.
Gli alimenti a base di carne possono contenere sostanze che, somministrate agli animali a scopo di favorirne la crescita, se non completamente catabolizzate al momento della macellazione, possono essere in grado di esercitare la propria azione sull’organismo umano.


Alcuni allergologi hanno scoperto in pazienti intolleranze e/o allergie causate da carni trattate con lattosio per “schiarirle” e farle sembrare vitello. Lo stesso è stato riscontrato con il tonno. Ancora altre insidie: per chi è allergico al frumento, per esempio, non è facile essere certi che non sia stato usato come addensante o non sia presente in cibi precotti. Stesso discorso per le uova.

Le uova contengono un’ampia gamma di proteine presenti nell’albume (ovomucoide, ovoalbumina, ovotransferrina) verso le quali è possibile sviluppare un’intolleranza.
L’intolleranza può provocare sintomi simili all’allergia come nausea, diarrea e crampi allo stomaco, ma la reazione non coinvolge il sistema immunitario. L’intolleranza alimentare, i cui più comuni responsabili sono il lattosio e il glutine, si manifesta quando il corpo non riesce a digerire correttamente un alimento o un componente alimentare.
Allattamento: intolleranza alle proteine del latte vaccino
Il favismo è comunemente associato ai principali disturbi allergici, anche se è un difetto congenito di un enzima normalmente presente nei globuli rossi, la glucosio-6-fosfato-deidrogenasi (G6PD), essenziale per la vitalità degli eritrociti e in particolare per i processi ossidoriduttivi che in essi si svolgono. La carenza di questo enzima provoca un’improvvisa distruzione dei globuli rossi (emolisi) e la comparsa di anemia emolitica con ittero, nei soggetti affetti che ingeriscano fave, piselli, verbena hybrida, o alcuni farmaci come sulfamidici, salicilici, chinidina, menadione, che agiscono da “fattori scatenanti”.
A volte gli allergeni si nascondono in altri cibi: le proteine del latte vaccino si possono trovare nei sostitutivi del burro, salsicce, pesce in scatola, ripieni di carne, hot dog; il glutine è presente anche nelle salsicce.


In Italia, 4-5 abitanti su 10 soffrono di sovrappeso o sono obesi, con tassi più elevati nelle regioni meridionali (con aumento di colesterolo e di ipertensione). E’ però il paese europeo che conta il maggior numero di bambini obesi dopo il Portogallo, con una stima di circa 1 milione e 115 mila (con rischio per la salute una elevata possibilità di contrarre malattie gravi quali il diabete di tipo 2).













